Le tecniche per rendere efficace la nostra comunicazione in pubblico

Una lista di 110 tecniche utili per diventare sempre più efficaci nella comunicazione in pubblico.

Stefano Cera

Agosto 26, 2020

David JP Phillips è un esperto svedese di public speaking. Nelle sue ricerche ha investito oltre 7 anni nello “studio” di oltre 5.000 speakers, professionisti e non per tirare fuori una lista di 110 tecniche utili per diventare sempre più efficaci nella comunicazione in pubblico.

Nel video registrato il 1° febbraio 2019 al TEDxZagreb riporta una sintesi delle sue ricerche e qualche suggerimento utile per migliorare nell’arte dell’oratoria.

LINGUAGGIO DEL CORPO

Dal minuto 3.50 a 4.10 | Posizione neutrale. La posizione che Phillips mostra nel video è utile perchè non fa sentire minacciate le persone e noi non ci sentiamo minacciati dalle persone che sono di fronte a noi.

Dal minuto 4.15 a 5.05 | Fare dei passi in avanti. La posizione che mostra nel video da enfasi a quello che stiamo facendo. A volte è opportuno indietreggiare strategicamente di qualche passo (magari quando diciamo qualcosa che non riteniamo essenziale) per avanzare successivamente allo scopo di dare maggiore enfasi a qualcosa che riteniamo importante.

MOVIMENTO DELLE MANI

Il movimento della mani per David JP Phillips è fondamentale ai fini della piena efficacia della nostra comunicazione in pubblico e ci deve essere sempre un allineamento tra quello che diciamo, il linguaggio del corpo e il movimento delle mani.

In tal senso, ci sono alcune posizione delle mani che indicano atteggiamenti di chiusura del linguaggio del corpo e Phillips ne mostra diverse: 5.33 | Posizione a foglia di fico (con le mani messe davanti agli organi genitali); 5.36 | Double bunny position (stile coniglietto, con le braccia messe stile T-Rex davanti al nostro petto); 5.45 | La posizione da Wonder woman (tuttavia, facciamo attenzione perchè questa posizione, secondo le ricerche di Amy Cuddy –questo il suo interessante TED Talk sulla comunicazione non verbale, in realtà sarebbe buona per prepararsi a parlare perché permetterebbe di avere il giusto mood prima di una presentazione, risultando invece pessima quando siamo di fronte ad un pubblico, a meno di non voler apparire come dei supereroi punti alla battaglia); 5.46 | Posizione con le mani all’indietro alla Angela Merkel; 5.48 | Mani giunte in segno di preghiera davanti a noi.

Proseguendo con il video, dal minuto 7.00 a 8.10 fa una piccola dimostrazione di come, se con le parole diciamo qualcosa e lo rafforziamo con il linguaggio del corpo MA con le mani esprimiamo qualcosa di diverso, alla fine prevalga quest’ultimo aspetto e non quello che diciamo o rafforziamo con il corpo.

La domanda che il relatore fa al pubblico è: eravate più attenti a quello che dicevo o a guardare quello che facevo con il movimento della mani? La risposta appare scontata: erano più attenti alla gestualità. Vedere il video per credere… La conclusione di David Phillips è semplice: se quello che facciamo con le mani o con il corpo non è in sintonia con quello che diciamo, purtroppo quello che diciamo ha meno significato, anzi si perde.

VOCE

L’esperto di public speaking svedese da poi un paio di suggerimenti molto interessanti che riguardano la voce.

Dal minuto 8.22 a 9.37 | Sul ritmo con cui parliamo in pubblico. Non deve essere nervoso o ansioso ma piuttosto calmo e rilassato. Non deve creare sforzi in chi ascolta per cercare di comprendere le parole pronunciate troppo velocemente. Questo perchè il cervello interpreta ciò che viene detto con un ritmo calmo come molto più importante rispetto a qualcosa che invece viene detto con ritmo elevato.

Dal minuto 9.40 a 12.05 | Uso delle pause. Sono fondamentali per creare il giusto pathos e la corretta comprensione di ciò che diciamo. Chi parla in pubblico di solito non ama le pause ed il rischio è talvolta quello di riempire ogni singolo secondo della nostra comunicazione per evitare il disagio del “silenzio” (sia pure per qualche secondo). Un errore comune (e spesso del tutto inconsapevole) è quello di riempire gli spazi mentre stiamo parlando con dei “suoni vocalici” (ad es. “eeehhhhmmm”, cioè quei pessimi suoni che facciamo a volte tra una frase e l’altra), determinati dal fatto che il nostro cervello sta pensando a cosa dire ma la nostra bocca non rimane in silenzio e continua ad emettere suoni. Non c’è niente di peggio che colpisce la nostra credibilità come oratori come questi suoni che emettiamo tra una frase e l’altra, perchè danno l’idea di non sapere cosa stiamo dicendo.

CONCLUSIONE

David Phillips usa una combinazione di tecniche davvero molto efficace per chiudere il video: (la n.34 Posizione neutrale) Signore e signori, (la n.8 Tempo variato) spero che vi siate divertiti e che (la n.69 Passi in avanti e la n. 98 Anafora) abbiate imparato qualcosa di utile… ma più di tutto, (la n.67 Movimento verticale) io spero che voi vi siate sentiti ispirati e motivati a diventare (la n.18 Diminuzione di volume) un grande comunicatore o una grande comunicatrici in pubblico… (la n.22 Pausa)Perchè ognuno può diventare efficace (la n.101 Correzione) ognuno può migliorare perchè tutto si riduce ad (la n.21 Pausa strategica) una sola, singola cosa.

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