Come fare uno speech in inglese

Parlare in pubblico non è mai facile e farlo in una lingua che non è la tua può essere (ed effettivamente lo è) ancora più complesso. In questo articolo riporto alcuni spunti che ho tratto dalla mia esperienza diretta.

Stefano Cera

Agosto 26, 2023

Negli ultimi anni sto facendo tanta attività in inglese e, ogni anno, almeno il 30% della formazione che faccio è in questa lingua. Per questo, nell’ultimo periodo, sto approfondendo questo tema. Certo, parlare in pubblico non è mai facile, tuttavia farlo in una lingua che non è la tua può essere (ed effettivamente lo è) ancora più complesso.

Questo, per una serie di motivi. Innanzitutto perchè, almeno per quanto mi riguarda, non posso usare lo stesso patrimonio lessicale che uso in italiano (e non potrebbe essere altrimenti, per la verità) e perchè mi preoccupo sempre molto (troppo?) di non capire (per es. gli interventi o le domande dei partecipanti) e di non essere in grado di farmi capire. Nel secondo caso, direi che non accade mai. Sul primo, in effetti, dipende. A volte meglio, altre peggio. Tuttavia, alla fine si arriva sempre a un punto d’incontro.

Ora, poiché nelle mie aule (in questo caso, con gli italiani), mi viene chiesto spesso come approcciare le aule in lingua diversa, ho pensato di dedicare qualche articolo specifico a questo tema. Per raccogliere alcune riflessioni che ho fatto sulla base della mia esperienza e anche di alcuni interessanti articoli che ho trovato in rete.

In questo primo contributo riporto anche una sintesi di un articolo che ho trovato nel blog del Wall Street Institute. Vediamo quali accorgimenti che potranno esserti utili.

Innanzitutto, prepararsi accuratamente.

Uno dei maggiori problemi quando si parla una lingua diversa è la fluidità e “imparare ad essere sciolto e disinvolto durante il tuo speech richiede un grande lavoro di preparazione e concentrazione”. La mia esigenza è di avere una maggiore organizzazione. Per questo motivo, sono solito preparare una scaletta molto accurata (spesso molto dettagliata, con evidenziazione anche delle attività che durano pochi minuti) perchè mi aiuta a tenere sotto controllo i tempi.

Preparare l’introduzione.

La parte iniziale di una presentazione spesso è la più importante perchè da il “la” a tutto il discorso. Vale per l’italiano e vale ancora di più per gli speech in inglese. Anche per darti quella autorevolezza e credibilità di fronte ai tuoi partecipanti. E chissà, forse anche di fronte a te stessə.

Allora, ricordati di preparare con cura l’introduzione della tua presentazione, perchè così avrai modo di dare una direzione chiara e comprensibile fin dalle prime battute. E, cosa non da poco, acquisirai anche maggiore tranquillità dandoti una spinta importante per proseguire.

La frase deve essere la più breve possibile.

Ora, non voglio fare l’analisi logica di un periodo, tuttavia, soprattutto in inglese, parlo nella maniera più semplice possibile. Più parli facile, più diventa difficile sbagliare… e viceversa, ovviamente.

Non conta solo ciò che dici, ma anche come lo dici.

Sì lo so, questa cosa vale sempre. E allora perchè proporlo anche quando parli in inglese? Perchè quando non mi sento sicuro e rilassato, c’è il rischio che anche i movimenti e le espressioni non lo siano.

Per cui, ricordati di dedicare del tempo non solo ai contenuti, ma anche alle modalità di esposizione. Per es., per quanto mi riguarda, soprattutto quando riprendo contenuti che magari non tratto da un po’ di tempo oppure quando parlo di un tema per la prima volta, lascio sempre un po’ di tempo alla presentazione di micro-contenuti (gruppi di due o tre slides) perchè così “testo” anche le modalità espressive specifiche, soprattutto per le parti meno conosciute o da “rinfrescare”.

Parla lentamente.

Di solito, quando parli in pubblico, ricorda di parlare più lentamente di quanto fai di solito. La velocità e il ritmo devono essere inferiori al tuo solito. Perché così ne guadagna l’espressività. Questa cosa in inglese vale a maggior ragione. Infatti, più parli lentamente, più parli con calma e, soprattutto, sarà maggiore l’enfasi nei passaggi più importanti della tua presentazione, facendoti comprendere al meglio.

Non puoi pretendere di avere la stessa fluidità di quando parli in italiano (a meno che non parli l’inglese molto bene, si intende!), puoi invece impegnarti al massimo per farti comprendere e dare la maggiore enfasi possibile alle tue parole. Questo sarà sufficiente.

Evita gli “ehhhmmm”, “aahhhh”, ecc.

I c.d. filler (detti anche “sospensioni prosodiche”, “suoni vocalici”, ecc.) sono uno dei “killer” dell’attenzione da parte di chi ascolta. E’ così’, purtroppo. E il rischio di usarli cresce quando usi una lingua che non è la tua. Questi sono dovuti al fatto che con il cervello pensi a cosa dire, tuttavia la tua bocca non rimane in silenzio. Come fare per risolvere? Allenarti. Semplice, no? Allenati a fare i tuoi speech in inglese e quando parli e ti accorgi che mentre pensi la tua bocca continua a parlare, fai una pausa, rimani in silenzio.

Come dici? Quando parli non ti accorgi che stai usando dei filler? Nessun problema. Registra la tua voce, usando, per es., le note vocali del tuo telefono. E ascoltati. E’ il modo migliore per rendersi conto di eventuali errori.

Usa bene il linguaggio del corpo.

Come ho detto prima, si comunica non solo con le parole, ma anche con il corpo. In questo senso, non esiste un linguaggio del corpo in italiano e uno in inglese. Certo, ogni paese, ogni cultura, ogni popolo, hanno le proprie caratteristiche. E questa vanno sempre rispettate.

Tuttavia, attraverso la mia esperienza con persone di tante culture diverse, ho imparato che la nostra gestualità e il nostro calore possono essere molto trascinanti. E un’espressione del viso accogliente e un sorriso vero e spontaneo possono essere alleati davvero importanti, in ogni occasione.

Preparare con cura i supporti visivi.

Come dico sempre, in italiano mi basta qualche video e una lavagna a fogli mobili per gestire un’aula. In inglese le slide possono essere molto utili, sia quando sei in presenza che quando sei a distanza. Così come tutti gli strumenti visuali (i video, appunto). Questo perchè ti aiuta a gestire con maggiore tranquillità il tuo intervento. Soprattutto, quando devi presentare dati, numeri e grafici. A tal fine, uso molte infografiche che permettono di presentare in modo ancora più efficace statistiche che magari richiederebbero lunghe spiegazioni. Con il rischio di “incartarsi” che è sempre dietro l’angolo.

E ricordati anche di usare le citazioni, magari non quelle trite e ritrite, magari accompagnate da una bella immagine evocativa a tutto schermo. Possono esserti davvero utili per introdurre un argomento o rinforzare un concetto.

E se fai un errore?

Chiedi scusa, un sorry è per tutte le stagioni. Tuttavia, aldilà di questo, non ti fermare, no rimuginare sull’errore fatto. Come mi hanno detto le colleghe della Rome Business School quando fesi il colloquio con la simulazione di una lezione, quello che conta è la “fluency” (fluidità) e tenere un ritmo adeguato. L’errore, quando è posto in un contesto e un ritmo che funziona, non viene nemmeno notato.

Conclusioni (ma solo per questa prima parte…)

Come vedi, non sono cose diverse dall’impostazione che puoi avere quando parli in pubblico. Semmai, certe buone pratiche possono valere “a maggior ragione” quando fai una presentazione in inglese, magari facendo attenzione ad alcuni passaggi in particolare. Con l’obiettivo di valorizzare alcuni aspetti che certamente meritano un’attenzione maggiore. E comunque, ho imparato che certe riflessioni che ho fatto parlando in inglese mi hanno permesso in qualche modo di riscoprire aspetti utili anche per le presentazioni in italiano.

Articolo del Wall Street Institute.


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