Come un padre… apprendere con la metafora del calcio

Il docufilm in onda su Amazon Prime racconta, attraverso le voci di ex-calciatori, la splendida carriera da allenatore di Carlo Mazzone. E diventa anche una splendida metafora per l'apprendimento.

Stefano Cera

Novembre 10, 2022

(2022) Docufilm. Regia di Alessio Di Cosimo.

Carlo Mazzone e’ stato sempre uno dei miei allenatori di calcio preferiti. Un po’ perché mi ricorda mio padre, lo stesso sguardo burbero, ironico e sornione; un po’ perché rappresenta Roma, la città dove sono nato e che amo, in modo viscerale; un po’ perchè, come lui, sento di avere l’animo “fumantino” e la battuta pronta.

Ho visto il documentario che parla dei suoi 40 e più anni di carriera pieno di aspettative. Anche perchè, in fin dei conti, è un po’ come fare un viaggio a ritroso nel tempo e ritrovare molti dei miei ricordi “calcistici”, soprattutto degli anni ’80 e ’90.

Una volta visto, posso dire che ho trovato tutto questo… e anche di più.

Perché c’e’ dentro non solo l’amore e la passione di chi ha dedicato al calcio tutta la sua vita, la profonda conoscenza di uno sport di squadra che e’ anche una splendida metafora di vita. Con la “galleria”, rappresentata da tanti giocatori famosi (qualcuno a sua volta diventato nel frattempo grandissimo e celebrato allenatore) che, in un modo o nell’altro, devono tanto a Mazzone. E, ultimo ma non banale elemento, perché dentro questo splendido docufilm, c’è dentro, e tanto, una grande storia, anzi tante storie, utili per l’apprendimento.

Provo quindi a sintetizzarle, a partire da alcune citazioni che nel film ho trovato particolarmente stimolanti.

La leadership e il carisma verso il gruppo di giocatori

Quando diventa allenatore del Bologna, nel 2003, incontrando i giocatori per la prima volta dice: “Aho, qui voi sete in 24. Io 24 teste nun riuscirò mai a capille. Quindi famo la cosa più semplice. Voi 24 cercate de’ capi’ la mia. E famo prima”.

Questo a mio avviso è un punto importante perchè nel lavoro di relazione che fa crea con tutti i giocatori (come vedremo più avanti) c’è anche un punto che non è negoziabile: indicare la direzione al gruppo di calciatori. E questo lo fa all’inizio della relazione, per far capire chi è il leader, senza discussioni. E’ quasi un “imprinting” del suo stile.

L’importanza di essere “profeta in patria”

Claudio Ranieri, che ha avuto come allenatore Mazzone quando giocava con il Catanzaro (fine anni ’70), quando a sua volta diventa allenatore ha dal suo “mentore” un consiglio: “Se tu non salirai quei gradini come allenatore della Roma, non puoi dire di aver fatto l’allenatore di calcio”.

Un famoso proverbio latino recitava “Nemo profeta in patria”. Be’, considerata la carriera di entrambi, certamente lo sono stati. E il fatto di allenatore la squadra del cuore e della propria città rappresenta non solo un traguardo, ma un senso di appartenenza e identità molto importante.

La profonda ironia, tipicamente romana

Nel docufilm arriva poi il momento di approdare a Roma (per tre stagioni, dal 1993 al 1996) e a questa esperienza è dedicata una bellissima parte. Gigi Di Biagio ricorda il momento finale, quello dei saluti ai giocatori prima di andare via. E ricorda anche la battuta che Carlo Mazzone fa: “Aho, nun avremo vinto niente. Però ammazza le risate che se semo fatti”. 

E, a proposito di ironia, ci sono anche un paio di citazione davvero simpatiche: la prima la riporta Marco Materazzi, quando riporta ciò che gli diceva sempre Mazzone. “Difensore scivoloso, difensore pericoloso”, invitandolo a moderare gli interventi difensivi. E la seconda la riporta invece Massimiliano Cappioli che sottolinea un’altra delle frasi celebri del suo allenatore: “Palla in su e ci pensa Gesù”.

L’ironia, in ogni circostanza, anche momenti più difficili, prima di tutto…

La capacità di cambiare idea

Questa parte è caratterizzata da un paio di testimonianze. La prima e’ di Giuseppe Giannini, storico capitano della Roma degli anni ‘80/‘90 e centrocampista della nazionale. Giannini il primo giorno di allenamento con la Roma viene chiamato da Mazzone. Gli spiega che aveva saputo che Giannini “faceva un po’ come je pare, faceva lui la squadra”. “Con me non sarà così…”, aggiunse, mettendo in guardia il capitano. Alla fine del ritiro, lo richiama e gli dice: “Aho, me sa che su de te m’hanno detto un sacco de cazz…”.

La seconda riguarda Pep Guardiola, pluricelebrato giocatore e da più parti considerato uno dei migliori allenatori al mondo. Appena arrivato al Brescia Mazzone lo chiama in disparte e gli dice: “Aho, io non te ce volevo qui. Ma tu sei bravo, arriveremo lontano”. E Guardiola davvero arriverà lontano, tanto da invitare Mazzone a Roma, quando la sua squadra (il Barcellona) giocherà la finale di Champions League, nel 2009.

Attenzione alla persona

Nel docufilm questa è probabilmente la cosa che emerge maggiormente. Nei confronti dei suoi giocatori è un mentore, un costante punto di riferimento, un leader, dentro e fuori dal campo.

Dice il figlio Massimo del padre, come allenatore: “Lui ha sempre detto che prima del calciatore allenava l’uomo. E quindi ha sempre dato importanza nel trasmettere quei valori umani a ciascun ragazzo che ha avuto il piacere di allenare”.

E questo vale per tanti giocatori che ha allenato: Francesco Totti, all’inizio della carriera; Roberto Baggio, Pep Guardiola e Beppe Signori, alla fine della loro; Andrea Pirlo, che con Mazzone ha vissuto l’inizio della sua parte migliore di carriera, grazie al nuovo ruolo da regista che gli ha proposto.

E poi altri nomi, da Roberto Muzzi a Fabio Petruzzi, da Enrico Nicolini ai gemelli Antonio ed Emanuele Filippini. Tanti giocatori che lo ricordano con affetto, come uomo prima ancora che come professionista.

Conclusione

Nel docufilm appaiono tanti giocatori che hanno fatto la storia grande, media e piccola del nostro calcio e che Mazzone, con il suo record di panchine in serie A (ben 795!) ha onorato, in tutte le squadre in cui ha allenato e prima ancora giocato.

E le testimonianze e i ringraziamenti finali di tutti gli ex-giocatori intervistati dimostrano che anche il pluri-milionario calcio può regalare davvero grandi storie di sport e importanti pillole di apprendimento utili per la vita di tutti i giorni.

Grazie mille Carlo… anche perchè se il calcio è lo sport che più di tutti amo e’ soprattutto per merito di persone come te. Con tutta la passione, l’energia e il trasporto  che ci hai messo… proprio come fa un padre con i propri figli.

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