Ci sono TED Talk che ti insegnano una tecnica. Altri che ti regalano un’idea. E poi ci sono quelli che ti ricordano perché vale la pena parlare davanti a un pubblico. The Seven Secrets of the Greatest Speakers in History, di Richard Greene, appartiene decisamente a quest’ultima categoria.
***
Greene ha lavorato per decenni come coach di leader politici, imprenditori e personaggi pubblici. In questo intervento non si limita a spiegare come parlare meglio: usa i discorsi di Roosevelt, Churchill, Kennedy, Martin Luther King, Barbara Jordan e molti altri per mostrare che le parole, quando sono autentiche, possono cambiare il corso degli eventi.
Ecco cosa rende importante questo TED Talk per il public speaking.
Quando un discorso cambia la storia
(Inizio – 2:00)
Il video si apre con una serie di esempi straordinari: Theodore Roosevelt, Franklin Roosevelt e altri leader che, con poche frasi pronunciate nel momento giusto, hanno influenzato il destino di milioni di persone.
Ovviamente, solo poche persone hanno la possibilità di parlare davanti a una nazione. Ma il principio rimane lo stesso. Perché le parole possono cambiare la direzione di una riunione, convincere un cliente, motivare un team, rassicurare una persona o ispirare un gruppo.
Quindi, ogni presentazione è un’occasione per creare un piccolo ‘punto di svolta’ quel momento in cui qualcosa cambia.
Le parole non bastano
(2:20 – 2:55)
Per descrivere i primi tre segreti, lo speaker riprende il celebre modello di Albert Mehrabian (spesso citato e interpretato in modo troppo semplicistico), secondo cui parole, voce e linguaggio del corpo contribuiscono in modo diverso all’impatto della comunicazione.
Le percentuali citate da Greene sono ormai note (7% il peso delle parole, 38% del ‘suono’ della voce – quindi, tono, timbro, ritmo, volume, ecc.- e 55% il linguaggio del corpo, quindi gestualità, espressione, contatto visivo, ecc.), ma oggi sappiamo che gli studi di Mehrabian sono spesso stati semplificati e utilizzati in modo che potremmo definire ‘spavaldo’ fuori dal loro contesto originario.
Al di là delle percentuali, tuttavia, il principio resta valido: una comunicazione efficace nasce dall’integrazione tra contenuto, voce e linguaggio del corpo. Ed è un ottimo promemoria per chi dedica gran parte del tempo a preparare le slide e pochissimo a preparare sé stesso/a.
La forza di un’unica idea
(2:55 – 3:17)
In questo passaggio Richard Greene sottolinea che molti relatori cercano di dimostrare quanto sono preparati riempiendo il pubblico di dati. La vera domanda, invece, è molto più semplice: “Qual è l’unica idea che vuoi lasciare alle persone?”. Inoltre, “se il pubblico, uscendo dalla sala, dovesse ricordare una sola frase del tuo intervento, quale dovrebbe essere?”.
Domande potenti, che mi hanno ricordato immediatamente un altro TED Talk che ho recensito nella mia newsletter, quello di Chris Anderson, curatore di TED.
Anche Anderson sostiene che ogni grande intervento debba ruotare attorno a una sola grande idea, eliminando tutto ciò che è superfluo e costruendo la presentazione intorno a quel messaggio centrale. Per renderla più memorabile. Se ti interessa approfondire questo tema, puoi leggere il mio articolo “I segreti dei TED Talk secondo Chris Anderson”. Lo trovi a questo link.
Nei miei corsi, quando affrontiamo il tema della progettazione di una presentazione, faccio spesso questa domanda: “Se tra una settimana il pubblico ricordasse una sola cosa del tuo intervento, quale vorresti che fosse?”.
All’inizio spiazza un po’ le persone. Poi, però, le aiuta a mettere a fuoco il vero messaggio della presentazione e a eliminare tutto ciò che non lo sostiene.

Da discorso a conversazione
(3:18 – 5:44)
In questo passaggio, Richard Greene sottolinea che, a prescindere dalla cultura di appartenenza, secondo delle ricerche specifiche, il 41% della popolazione mondiale ha paura di parlare in pubblico. Al riguardo propone una spiegazione piuttosto originale che focalizza l’attenzione sull’idea che in effetti non ci si renda bene conto di cosa significhi effettivamente parlare in pubblico.
Infatti, il public speaking è “una conversazione, fatta con il cuore su qualcosa che ti appassiona davvero”. E se invece lo interpreti come una performance, “sarai allo 0% te stesso e al 100% un attore”.
Poi invita addirittura il pubblico a cancellare la parola speech. Perché i grandi speaker non “fanno un discorso”. Hanno una conversazione, con le persone che hanno davanti. È un cambio di prospettiva enorme.
Quando smetti di recitare e inizi davvero a parlare con le persone, cambia tutto: il tono della voce, la naturalezza, la relazione con il pubblico e, spesso, anche la paura.
Il coraggio di essere autentici
L’aneddoto su Lady Diana è uno dei momenti più belli del video. Lei una volta ha confessato a Richard Greene di essere terrorizzata dal parlare in pubblico. E di invidiare suo marito Carlo, per sembrare sempre in una situazione di comfort. Lui le ha suggerito di non cercare di imitare altre persone, ma -semplicemente- di lasciar emergere un grande dono che possiede: la sua umanità.
È un messaggio che vale per tutti noi. Le persone raramente riconoscono l’applicazione di una tecnica, quando sente qualcuno parlare in pubblico. Si ricordano, invece, di quello che hanno provato ascoltando quella persona. Ed è proprio per questo che l’autenticità non è un accessorio del public speaking: è una delle sue fondamenta.
Lavorare con i sensi
(5.50-7.10)
Richard Greene sottolinea che l’utilizzo dei cinque sensi (vista, udito, tatto, gusto, olfatto) si traduce in quattro tipi di linguaggio diversi: visuale, auditivo, auditivo digitale e cinestesico. Se chi parla in pubblico riesce a toccare tutti questi stili risulterà assolutamente efficace perché offrirà a ognuna delle persone presenti qualcosa in cui loro possono identificarsi.
Greene sottolinea che il linguaggio visuale è il linguaggio dell’energia (cita Robin Williams come esempio); il linguaggio uditivo si riferisce invece alla capacità di tradurre i dettagli di ciò che vediamo in parole, in una storia (come a esempio faceva in modo ottimo Ronald Reagan); per il linguaggio auditivo digitale cita invece Albert Einstein e Bill Gates, come capacità di analisi, basata su dati statistici e credibilità; infine, per il linguaggio cinestesico, cita Morgan Freeman e Barry White che hanno la capacità di connettersi alle persone, dote fondamentale per ogni persona che comunica.

Passione autentica
(7.11-7.40)
Questo è un altro dei segreti di cui parla Greene; è una cosa più viscerale che cognitiva , riguardo alla quale Greene fa una domanda importante: “Cosa è per te così dannatamente figo o avvincente che devi assolutamente condividerlo?”.
Questa è anche la domanda che faccio a te che stai leggendo questo articolo. Più un argomento ci appassiona e più sarà facile riuscire a trasmetterlo.
Imparare dai grandi oratori
(7:45 – 17:11)
La parte più duratura del TED Talk è una raccolta di alcuni dei discorsi più importanti del Novecento, secondo Greene. Ognuno dei quali rappresenta, a suo modo, un svolta.
- Lou Gehrig, 1939 (8.30). Frammento molto interessante, che non conoscevo, del discorso di uno fra i più famosi giocatori di baseball di tutti i tempi, in cui parla, davvero con il cuore, sul periodo molto delicato che stava passando per motivi di salute.
- Winston Churchill, 1940 (9.15). Questo è il famoso discorso del premier inglese alla Camera dei Comuni in cui dice la famosa frase; “non ho nulla da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore”. Discorso ripreso anche dal film “L’Ora più buia” che ho recensito in uno dei miei articoli iniziali di questa newsletter (dove trovate anche un commento sulla scena del film che riprende proprio questo discorso). Per la recensione del film, vedi l’articolo che trovi a questo link.
- John Fitzgerald Kennedy. Greene riporta tre esempi di discorsi del presidente USA molto interessanti. Il primo, del 1961 (10.00), in cui recita la famosa frase: “Non chiedetevi cosa il vostro paese può fare per voi, chiedetevi cosa potete fare voi per il vostro paese”. Il secondo, del 1963 (12.00), in cui annuncia la missione sulla Luna e infine il terzo, sempre del 1963 (13.00), pronunciato a Berlino, in cui dice in tedesco “Io sono un berlinese”.
- Martin Luther King, sempre nel 1963 (12.10). E’ il famoso discorso “I have a dream”, commentato da Nancy Duarte nel TED Talk The secret structure of great talks, che ho avuto il piacere di recensire in un precedente articolo della mia newsletter. Lo trovi a questo link.
- Barbara Jordan, 1974 (14.05). Deputata del Texas, famosa per il suo discorso alla Commissione Watergate.
- Barack Obama, 2004 (14.30). Il discorso fatto in occasione del suo insediamento alla Casa Bianca è, secondo Greene, molto importante per l’intera storia americana.
- Albert Einstein, 1932 (14.50). In cui dice “l’esperienza più bella e profonda che un uomo possa vivere è il senso del mistero. Percepire che dietro ogni cosa che possiamo sperimentare c’é qualcosa che la nostra mente non può afferrare e la cui bellezza e semplicità non sono che un debole riflesso. Per me, è sufficiente meravigliarmi di questi segreti e tentare umilmente di afferrare con la mia mente una semplice immagine dell’elevata struttura di tutto ciò che esiste”.
Vale la pena guardarli semplicemente per osservare come parlano. Come usano le pause. Come costruiscono immagini. Come fanno crescere l’intensità. Come trasformano un’idea in un ricordo.

La passione che convince
(17:11 – Conclusione)
Greene conclude il suo talk dicendo che si può anche non raggiungere la perfezione quando si parla in pubblico. Si può avere qualche esitazione o non avere una dizione impeccabile. Ma se si parla di qualcosa che sentiamo essere davvero importante, il pubblico lo percepirà.
La passione autentica non sostituisce certo la preparazione. Ma gli da pieno significato. Ed è probabilmente la qualità che distingue chi lascia un segno da chi viene dimenticato.
Quindi, conclude il suo talk, suggerendo: “superate la paura, condividete la vostra passione e mostrate chi siete autenticamente, per fare la differenza”.
Conclusioni
Le presentazioni migliori non sono quelle che impressionano il pubblico. Sono quelle che aiutano le persone a vedere qualcosa con occhi diversi.
Ed é ciò che accomuna Roosevelt, Churchill, Kennedy, Martin Luther King e tutte le altre persone citate da Greene. Non parlavano per dimostrare il loro livello di preparazione. Parlavano perché avevano un’idea, una visione o un valore che ritenevano troppo importante per rimanere dentro di loro.
Ed è forse questa la lezione più preziosa del TED Talk: il public speaking non è il luogo in cui metti in mostra te stesso/a. È il luogo in cui metti qualcosa di valore al servizio degli altri. Condividere, in qualche modo, è prendersi cura, come cita una famosa scena del film The Circle.

Se vuoi scoprire più film per la formazione visita la pagina del mio sito I video per la formazione.
Scopri il mio corso sull’Uso dei video nella formazione (piattaforma Esmerise).
Scopri il mio corso sul Public speaking (piattaforma Esmerise).









0 commenti