Questo film, poco conosciuto, l’ho scoperto per caso e lo considero uno dei migliori sul tema public speaking per la quantità di spunti interessanti sulla comunicazione. Regia di Tom Hanks, che interpreta anche il protagonista, con Julia Roberts e Rami Malek.
Il film è una commedia romantica ambientata in un community college americano. E’ una storia semplice, ma per chi si occupa di comunicazione diventa una miniera di osservazioni. Larry è un ex marinaio che perde il lavoro e decide di tornare tra i banchi. Si iscrive, tra gli altri, al corso di Linguistica — che in realtà è un corso di oratoria — tenuto dalla professoressa Mercedes Tainot (Julia Roberts). Una donna brillante, ma decisamente disillusa: dalla vita, dal matrimonio e soprattutto dall’insegnamento. Non esattamente il tipo di docente che ti mette voglia di alzare la mano per fare domande e approfondire l’argomento. Ma questo è solo l’inizio.
Perché è utile per il public speaking
Nel film non trovi teorie, né framework. Ma tante scene utili. Perché, in poco più di 90 minuti, troviamo una varietà di performance comunicative che raramente si trova condensata in un unico contenuto: presentazioni efficaci e disastrose, esercizi di improvvisazione, riscaldamento vocale e corporeo, discorsi estemporanei, esami finali. E soprattutto vediamo la stessa persona — Larry — trasformarsi davanti ai nostri occhi, nel corso del tempo.
Il film è una vera e propria palestra visiva: utile per riconoscere pattern, riflettere su comportamenti e confrontarli con la propria esperienza. Sia che tu stia lavorando sul tuo public speaking o che stia aiutando altri a farlo.
Vediamo alcune scene nel dettaglio.

La prima lezione e le presentazioni spontanee (min. 20.00 e 27.50)
Uno dei primi esercizi proposti dalla professoressa Tainot è semplice quanto efficace: ognuno/a deve spiegare agli altri come fare qualcosa che già sa fare. L’esercizio è solo un ‘pretesto’ per capire le caratteristiche di ognuno e, soprattutto, per capire punti e forza e aree di miglioramento dei partecipanti. E’ un esercizio di ancoraggio all’esperienza diretta. Perché il punto di partenza più solido per qualunque presentazione è sempre ciò che conosci davvero — e questo vale in aula come in sala riunioni.
Quello che segue è una sfilata di presentazioni che vale la pena osservare con attenzione.
La prima è quella di una studentessa che illustra la cross femminile. Si posiziona vicino sul palco, con tutta l’aula davanti a sé — una scelta che crea subito dinamismo visivo e senso di padronanza dello spazio. La presentazione è esperienziale, fisica, coinvolgente. E si chiude con un invito ripetuto: “siate aggressive”. Chi la guarda non può non essere trascinato.
Poi tocca a Larry. Tema: come preparare un toast francese da ristorante. Comincia con un ritmo lento, monocorde. Tenta una battuta — nessuno ride. Descrive gli ingredienti con lo stesso tono piatto con cui si potrebbe leggere la lista della spesa. Un elenco infinito, o quasi, di punti. Le persone si distraggono. E, dopo circa un minuto, la professoressa lo ferma.
Chi lavora sulla comunicazione riconosce subito il problema: Larry sta leggendo ad alta voce una lista di argomenti, non facendo una presentazione. Non sta facendo una narrazione e quindi non coinvolge.
Poi tocca a Rami Malek — Steve Dibiasi nel film. Inizia così: “Prova, prova… 1, 2 e 3… prova”. Sorride. Parla delle cialde nel tostapane. La presentazione dura solo pochi secondi. Tuttavia lui è espressivo, simpatico, diretto. Chiude con un secco: “Applausi, prego”. E convince.
Il confronto tra i due è fin troppo evidente: da una parte c’è chi parla di qualcosa, dall’altra chi parla con qualcuno. È una distinzione sottile, ma cambia tutto.
👉 Il pubblico non premia chi sa. Premia chi fa sentire.

Il professore di economia aziendale (min. 22.50 /42.00/ 1.09.45)
Il professor Matsunami — interpretato da George Takei (il leggendario Sulu di Star Trek) — è il contraltare comico (e didattico) del film. Ogni volta che appare, è un piccolo disastro comunicativo. Infatti, la prima volta che lo vediamo presentare il suo corso è sconcertante: pause lunghissime, tono spento e referenziale, assenza totale di fluidità, risate improvvise e incomprensibili. Nella lezione finale arriva persino a fare una battuta e poi, davanti al silenzio generale, commenta: “Be’, adesso dovreste ridere con me…”.
C’è però un dettaglio interessante: in alcune scene Matsunami usa metafore per accompagnare i temi dell’economia. C’è la consapevolezza, da qualche parte, che il linguaggio figurato avvicina le persone. Peccato che non basti — e che resti isolato in un mare di piattezza comunicativa. Il contenuto c’è, ma non la ‘voce’ per sostenerlo.
Il personaggio è un ottimo promemoria: la competenza disciplinare e la competenza comunicativa spesso sono due cose diverse.
Il discorso estemporaneo su “Interior Design” (min. 49.10)
In una delle scene più interessanti Larry deve fare un discorso un tema a caso: interior design. Non ne sa nulla. Eppure, stavolta, se la cava egregiamente — il discorso è fluido, simpatico, coinvolgente. Ed è ricco di aneddoti personali che riguardano una sua amica. Al termine, la professoressa chiede alla classe: “Qualcuno ricorda qualcosa di quello che ha sentito?”. E riceve parecchie risposte. Le persone hanno davvero ascoltato.
Il punto, in una presentazione, non è avere tutto sotto controllo. Avere una traccia aiuta certo. Tuttavia è importante restare presenti, trovare connessioni, usare ciò che si ha e che si scopre nel corso del cammino.

Il contatto visivo (min. 41.05)
C’è una scena in cui la professoressa Tainot parla esplicitamente dell’importanza del contatto visivo. Non come tecnica da spuntare su una checklist, ma come forma autentica di connessione con chi ti ascolta. È uno di quei concetti che tutti conoscono e pochi applicano davvero. Perché applicarlo richiede qualcosa di più di una tecnica: richiede di smettere di pensare a sé stessi e cominciare a guardare davvero le persone che hai davanti.
Suggerisce pertanto di trovare tre punti davanti a sé: dapprima a sinistra, poi al centro (definito quello più importante) e infine a sinistra. Per dare al gruppo di persone presenti l’impressione di essere considerate. Non bisogna tuttavia ‘spendere’ molto tempo solo su poche persone per non inviare loro messaggi sbagliati.

ll riscaldamento e l’esame finale (min. 1.07.38/1.17.28)
L’esame finale è un esercizio di improvvisazione pura: pescare una parola a caso e parlare per due minuti senza ripetizioni, senza pause, senza appunti.
Prima degli esami, c’è una sequenza di riscaldamento fisico e vocale — filastrocche, movimenti delle braccia, marcia sul posto — che ricorda quanto il corpo sia parte integrante di ogni performance. Non è un dettaglio decorativo: è parte del metodo. Perché il corpo parla sempre, anche quando crediamo di stare fermi.
E per ultimo parla Larry. Tema: geografia. Parla con buona voce, ritmo e contatto visivo. Le mani per la verità restano un po’ ferme — la gestualità è sempre contenuta e certo non all”italiana’ — ma lo stile è accattivante, pieno di aneddoti tratti dalla sua esperienza in marina. Riesce a trovare collegamenti anche con gli argomenti e le presentazioni delle persone che lo hanno preceduto e chiude con una citazione di George Bernard Shaw.
Una presentazione notevole. Ancora di più se si considera da dove era partito. Il voto finale è il più alto possibile.
In sintesi
L’amore all’improvviso non è un film sul public speaking. È un film su una seconda possibilità. Ma — forse proprio per questo — ci mostra con grande naturalezza cosa succede quando qualcuno si mette in gioco e comincia davvero a comunicare.
E guardalo con un taccuino vicino. Perchè non è solo intrattenimento.

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